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E' Natale
Sono
i giorni dei deliri economici, dei sorrisi ricostruiti, dei gesti
gratuiti per ricorrenza. Sono
giorni che trascorrono veloci ed è gia ieri nelle dimenticanze
immediate che non conoscono sensi di colpa. Giorni
che non sono uguali, che non possono esserlo, perchè non segnano
tempo a perdere, nonostante i nostri sforzi per rimanere intruppati in
bell’ordine nelle abitudini consolidate, che ci giustificano e
assolvono. In
questo Natale potremmo provare a sentirci Musulmani, Ebrei, Cristiani,
nel senso di scambiarci reciprocamente i solchi che ci dividono e
allontanano, fino a renderci nemici. Scambiarci
pene e gioie, amori e paure, fino a sentire al fondo della carne e al
centro del cuore, il bisogno di conoscere per intero il peso della
storia, nella necessità di non chiudere il proprio uscio. Scambiarci
le nostre storie personali, le nostre interiorità, che non sanno solo
di amaro e non stanno disegnate in piramidali fatti a misura da
utopisti e manipolatori di coscienze. In
questo Natale perché non provare a stare per un solo giorno dietro le
sbarre di un carcere, ma non per un accidente, per nemesi indotta,
neppure per volontariato personalistico. Un
giorno in cella per una precisa scelta di conoscere e capire un mondo
che non è separato, che non è distante.
Non è fuori dal vivere collettivo, bensì è dramma da
interpretare nel male ricevuto, nel dolore recato, nelle privazioni
doppie e triple ben oltre la stessa condanna. Un
giorno da ricordare, dove incontrare pezzi di noi stessi sparsi
all’intorno, e sanguinare per le tante vittime del reato, per le
tante vite dimezzate, denudate della propria dignità, Un
giorno in carcere per toccare con mano ferma e non caritatevole
l’urgenza di un ripensamento culturale, che induca non solo a
richiedere il castigo per chi infrange la legge, ma riconosca il
valore della riconciliazione, della ricomposizione, attraverso
un’attenzione sensibile, che non è accudente, ma accompagna
nelle proprie responsabilità e nei propri intendimenti di ritornare
ad essere uomini nuovi. Un
giorno dietro le sbarre per comprendere l’esigenza di giustizia di
chi ha subito come di chi subisce affinché una Giustizia equa
favorisca davvero la nascita di uomini equi. In
questo Natale proviamo veramente a pregare per un Bimbo che nasce e
che vorremmo incontrare all’angolo di ogni strada buia. Un Bimbo che
non ha cittadinanze imposte, ma si espande dal principio alla fine per
essere “insieme” in un NOI che non volge le spalle alla preghiera
che ascolta, ma scopre nuove energie a cui fare ricorso per non
ingannarci tra relativismo etico e fede vinta ai tavoli da gioco. Il
Bimbo nasce e noi siamo in corsa, con il respiro pesante per le tante
cose da fare, siamo preda della pazienza della disperazione. E’
Natale, e allora, e forse, essere più buoni, sta a significare che
non sono sufficienti i diplomi, le lauree né i corsi brevi per
raggiungere quella dimensione che questa festa ci dona. Quest’Avvento
sia finalmente gioia che non smette mai, lo sia fino in fondo, affinché
questa vita che non arretra, consenta a tutti una laurea assai più
ambita, quella della pazienza della speranza. Vincenzo
Andraous tutor
della Comunità Casa del Giovane di Pavia dicembre
2002
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