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Mitt. Domenico Manaresi - via Gubellini, 6 - 40141 Bologna - tel&fax 051-6233923 – e-mail: bon4084@iperbole.bologna.it

Ecco la traduzione (e il testo integrale)dell'intervista a Berlusconi apparsa oggi (30 GENN 2002)sul Figaro (quando si vuole essere veloci...!).  Leggerete e non crederete ai vostri occhi.

Speriamo che i Francesi non si facciano infinocchiare anche loro...

José F. Padova

Intervista pubblicata su “Le Figaro”, Parigi, il 30 gennaio 2002 a pagina XII.

Berlusconi: i media, i giudici, la sinistra ed io

Il capo del governo italiano è oggetto di vivaci critiche sui mezzi di comunicazione francesi e stranieri dove lo si accusa, alla rinfusa, di controllare la magistratura, il cinema e le televisioni pubbliche… Forte del sostegno dei suoi compatrioti, Berlusconi replica e contrattacca su tutti i fronti.

 

Dichiarazioni raccolte da Emmanuel Schwartzenberg (traduzione dal francese di José F. Padova)

 

LE FIGARO ÉCONOMIE - Come valuta l’immagine che si trasmette di Lei all’estero?

Silvio Berlusconi Quando leggo certe cose che sono esattamente il contrario di quello che io penso, di quello che ho detto, non mi raccapezzo più. Non ce la faccio a capire come quel signor Berlusconi, descritto dalla stampa, su certi giornali francesi, ha qualcosa a che vedere con il vero Berlusconi.

Tuttavia Lei ha una reputazione di euroscettico.

Se c’è qualcuno che ha sempre guardato all’Europa come a un ideale, ad un’ambizione, a una necessità, ad una volontà, sono proprio io. Sono il presidente del Consiglio di un paese fondatore dell’Europa, di un paese che è il più europeo dei paesi d’Europa, nel quale l’82% degli italiani hanno votato per il Parlamento Europa alle ultime elezioni. Sono il capo di un partito, Forza Italia, che appartiene in Europa alla grande famiglia della libertà e della democrazia e che ha la maggioranza relativa al parlamento europeo: Il Partito Popolare Europeo. D’altronde, in occasione del suo ultimo congresso, a Berlino l’anno scorso, il PPE ha redatto un manifesto per l’Europa al quale ho lavorato anch’io; di questo manifesto ho fatto il manifesto di Forza Italia e del mio governo.

Lei pensa che paesi come il Regno Unito possano domani sostituirsi (ndt.: a Lei?) come motore d’Europa?

Non posso pensare che ciò sia possibile, perché l’Italia non può fare a meno dell’Europa, e l’Europa non può fare a meno dell’Italia.

Ma qui si parla della medesima Europa?

Non è questione di un’Europa così o cosà. Ma occorre sapere di “quale Europa” si parla. Considero un dovere aprire l’Europa ai paesi che due totalitarismi, il nazismo e il comunismo, hanno tenuto lontani durante un mezzo secolo. Guardando più lontano, sono sicuro che un giorno l’Europa si aprirà anche alla Federazione russa.

L’euro, come moneta, è la rappresentazione di un’economia. E se non si vuole che l’euro si svaluti in rapporto al dollaro, bisogna sviluppare e rendere più competitiva l’economia europea. Penso che l’Europa deve abbandonare certe cattive politiche che sono quelle degli Stati socialisti, che hanno in comune una forte tradizione statalistica nell’economia, vale a dire spese pubbliche elevate e tassazioni sempre più ingenti. Occorre cambiare questo se si vuole rilanciare l’economia. L’Europa che guardo è un’Europa del libero mercato, un’Europa della competizione. È anche l’Europa di un grande principio, quella della sussidiarietà. Bisogna darle i poteri ch’essa eserciterà meglio di ogni Stato. Le si è già dato quello di battere moneta, che è un potere regale.

Bisogna fermarsi qui?

Dovremo garantire che l’Unione europea sia capace di agire all’unisono, con il peso politico che le spetta sui diversi scacchieri internazionali, e che possa contribuire a garantire, in un quadro di collaborazione e d’intesa con i nostri alleati, in particolare gli americani, la stabilità e la pace nelle zone di crisi.

Come si realizzerà il passaggio delle competenze?

Nessuno oggi può dire come si farà quell’armonizzazione, quel passaggio di poteri. Il processo d’integrazione è un processo dinamico, al quale dovranno partecipare tutte le istituzioni europee e nazionali, il Parlamento europeo, i governi, la Commissione, i Parlamenti nazionali e i cittadini europei, gli uomini e le donne di cultura, le imprese...

Spero di poter far firmare un secondo Trattato di Roma. Il primo, nel 1957, ha segnato la nascita dell’Europa; e spero di poter far nascere alla fine del 2003 la nuova Europa. Trovate che sia un programma da euroscettico?

Catherine Tasca, il nostro ministro della Cultura, ha dichiarato di non volerLa incontrare al Salone del libro. Si deve interpretare ciò come il segno di un dissidio diplomatico tra Francia e Italia?

Non attribuisco alcuna importanza a questo avvenimento. Ho sorriso, come faccio abitualmente quando mi trovo davanti a quella che considero una battuta. È tutto. Ho eccellenti rapporti col vostro Presidente della Repubblica, con il quale ho lavorato molto bene in occasione del G8, a Genova, e durante molti consigli europei. Ci siamo incontrati a Périgueux, anche con il signor Jospin, che ha detto cose molto gentili sull’Italia e sulla sua amicizia per gli italiani. “Si dice che ho messo in certe istituzioni culturali persone a me vicine. Un nome, prego, un nome!”

Questa posizione dunque è isolata?

Qualcuno mal informato si è sbagliato. Piuttosto, è dalla sinistra italiana che provengono queste informazioni. Conosco gente che dà informazioni esattamente contrarie su quello che accade in Italia. Si dice che ho messo in certe istituzioni culturali persone a me vicine. Un nome, prego, un nome!

Vuole parlare del cinema, che è stato appena riorganizzato…

Il ministro delle Cultura, e non io, ha nominato, nel rispetto delle sue competenze, Franco Bernabé alla Biennale di Venezia. Non è un mio amico e certamente non un uomo del centro destra.

In Italia, 85% della stampa è di sinistra, la televisione pubblica è anch’essa nelle mani di una sinistra molto partigiana, che l’ha utilizzata in modo incredibile contro di noi e contro di me in particolare durante la campagna elettorale. A un certo momento, la televisione pubblica ha cominciato a fare trasmissioni contro di me accusandomi di ogni male. In due mesi sono precipitato, nell’opinione pubblica, dal 64% al 47%. Questo non mi ha impedito di vincere le elezioni, dove ho ottenuto il 49,8% dei voti. Immediatamente dopo, la fiducia degli italiani è risalita al suo livello iniziale; e adesso il mio tasso di fiducia è del 68%, ovvero due italiani su tre. Mai nella storia della Repubblica un ministro aveva raggiunto questo punteggio. Per quanto concerne la mia coalizione siamo al 55,5%, mentre la sinistra, l’Ulivo, resta al 28%.

Quando Lei è stato eletto, si era annunciato che Lei avrebbe creato una fondazione o ceduto le Sue società ai figli per risolvere eventuali conflitti d’interesse fra le Sue imprese mediatiche e le Sue responsabilità di Capo di Stato. Perché non l’ha fatto?

Innanzitutto occorre chiedere alla sinistra perché, stando al potere durante cinque anni, non ha presentato leggi sul conflitto d’interessi, come noi avevamo chiesto. Avevamo presentato un primo testo nel 1994, approvato all’unanimità dalla Camera dei deputati, che ha dormito nei cassetti per cinque anni. Lo scopo era infatti di utilizzare questo argomento contro di me in campagna elettorale. Ho fatto la promessa di presentare un progetto di legge nei cento giorni successivi alla mia elezione. Ho mantenuto la promessa e il testo è stato approvato dal Consiglio dei ministri e presentato in parlamento. È in discussione davanti alla Commissione della Camera dei Deputati. Rispetterò la legge che uscirà dal Parlamento.

Vale a dire che, se la legge comporta che Lei confidi i Suoi interessi a una fondazione, lo farà?

Il progetto mira a mettere in funzione un’autorità che controlli gli atti del capo del governo e dei suoi ministri per denunciare tutto ciò che può essere contrario all’interesse pubblico. Dopo aver lasciato le mie aziende ho potuto contare su figli capaci di continuare da soli quello che io ho fondato. Quando sono stati in gioco interessi, ho sempre deciso contro gli interessi del mio gruppo.

Perché Lei ha deciso di privatizzare la RAI?

Questo progetto è nel mio programma; prevede che una rete debba rimanere pubblica e che le due altre siano privatizzate.

Il controllo dei media non è il solo addebito che Le viene fatto, quello della magistratura ne è un altro.

In Francia non si comprende quello che è accaduto in Italia a partire dal 1992. Dei giudici che il Partito comunista ha infiltrato nella magistratura hanno cancellato dalla vita pubblica i partiti che avevo governato l’Italia durante un mezzo secolo. Partiti democratici come la Democrazia cristiana, il Partito socialista, il Partito social-democratico, il Partito liberale e il Partito repubblicano non hanno avuto la possibilità di presentarsi alle elezioni del 1994. Tutti i protagonisti sono poi scomparsi dalla vita pubblica. Una certa magistratura quindi non ha preso di mira altri che questi cinque partiti, risparmiando il Partito comunista e i partiti di sinistra, ai quelli ha aperto la via verso il potere. Ed è per questo che io, che mi sarei potuto accontentare di restare capo d’impresa e che avevo talmente tante cose da fare per sviluppare il mio gruppo, ho preso le mie responsabilità per non abbandonare il mio paese a un destino antidemocratico, soffocante e illiberale, ho formato un nuovo partito politico.

Dopo la mia prima vittoria alle elezioni, la magistratura ha cominciato ad attaccarmi. C’era di che spaventare i miei alleati e ritrovarmi per sette anni solo leader dell’opposizione. Adesso abbiamo preso la responsabilità di cambiare l’Italia, perché abbiamo cinque anni davanti a noi e una larga e solida maggioranza. Ma quella parte della magistratura, che si chiama la “sinistra giudiziaria e giustizialista” italiana, è ritornata all’attacco e tenta ancora una volta di cancellarmi, di eliminarmi dalla vita politica. Non ci è riuscita. Su fatti che erano quelli del 1994 sono stato prosciolto in appello per “non aver commesso il fatto”. E quando tutto questo ha ricoperto pagine e pagine di giornali in tutto il mondo nel 1994, dopo questo proscioglimento non vi sono stati altro che piccoli articoli isolati.

È necessario inquadrare, forse limitare il potere dei mezzi di comunicazione o quello dei magistrati?

Non abbiamo intenzione di limitarli. Fra le riforme che ci siamo impegnati a fare davanti ai nostri elettori italiani vi sono quella dell’amministrazione pubblica, delle istituzioni, della suola, della sicurezza, del codice fiscale e del sistema giudiziario. Ma quest’ultima non si farà contro la magistratura.

Che consiglio darebbe Lei a Jacques Chirac?

Nessuno. Jacques Chirac è un uomo politico capace, saggio, con molta esperienza. Non ha bisogno dei miei consigli. Per di più, tutte le situazioni sono differenti; ogni paese si trova di fronte a problemi e ad avversari differenti. La politica è diventata sempre più cattiva.

Che vuole dire?

La televisione pubblica è interamente in mano alla sinistra. Nella televisione privata, due reti su tre pencolano a sinistra. Certamente la televisione privata non è partigiana, non pratica la diffamazione, ma non ha mai attaccato la sinistra! E per di più vi è una legge che inquadra la pubblicità televisiva e nessuno ne parla.

Il signor Jacques Attali ha affermato: “Oggi, il signor Berlusconi, dopo aver vinto le lezioni mediante le sue televisioni... -il che è esattamente il contrario vuole impadronirsi della televisione pubblica”. Ma nelle trasmissioni politiche sulle reti pubbliche il mio partito, che era sostenuto dal 35% degli elettori, non dispone che di un tempo di trasmissione del 4%. Al medesimo titolo degli altri venticinque partiti politici. Questa disposizione è stata presa contro di noi, e più esattamente contro di me.

Perché, quando un responsabile nell’audiovisivo, e nei mezzi di comunicazione in generale, cambia posto, La si accusa di esserne all’origine?

Se vi sono cambiamenti alla RAI è perché il consiglio d’amministrazione della televisione pubblica termina il suo mandato come la legge prevede il 17 febbraio prossimo. Avevamo la possibilità di modificare il consiglio d’amministrazione della televisione pubblica quando abbiamo ottenuto la maggioranza. Bastava fare una piccola legge, come era tradizione in Italia. La tradizione italiana voleva anche che gli amministratori della televisione pubblica diano le dimissioni quando un governo cambia. Essi sono rimasti attaccati alla loro poltrona e noi non abbiamo fatto nulla per sostituirli.

Perché essere stato tanto magnanimo visto che, in ogni caso, La si accusa…?

Forse Lei ha ragione. D’altra parte i miei alleati si sono posti la domanda. Ma io ho riflettuto e sono talmente sicuro della mia coalizione e di realizzare in cinque anni quello che ho promesso agli Italiani che essi capiranno la mia politica. Il consenso attuale mi dà ragione. Nessuno potrà dire in Italia che abbiamo esercitato pressioni o spostato persone che non dovevano esserlo.

 

Berlusconi : les médias, les juges, la gauche et moi

Le chef du gouvernement italien fait l'objet de vives critiques dans les médias français ou étrangers où on l'accuse, pêle-mêle, de contrôler la magistrature, le cinéma et les télévisions publiques... Fort du soutien de ses compatriotes, Berluconi réplique et contre-attaque sur tous les fronts. Entretien.

Publié le 30 janvier 2002, page XII

Propos recueillis par Emmanuel Schwartzenberg

LE FIGARO ÉCONOMIE. - Comment analysez-vous l'image que l'on donne de vous à l'étranger?

Silvio BERLUSCONI. - Quand je lis certaines choses qui sont exactement le contraire de ce que je pense, de ce que j'ai dit, je ne m'y retrouve pas. Je n'arrive pas à comprendre comment ce monsieur Berlusconi-là, que l'on décrit dans la presse, dans certains journaux français, a quelque chose à voir avec le vrai Berlusconi.

Vous avez néanmoins une réputation d'eurosceptique.

S'il y a quelqu'un qui a regardé toujours l'Europe comme un idéal, une ambition, une nécessité, une volonté, c'est bien moi. Je suis le président du Conseil d'un pays fondateur de l'Europe, d'un pays qui est le plus européen des pays d'Europe, dans lequel 82% des Italiens ont voté pour le Parlement européen lors des élections passées. Je suis le chef d'un parti, Forza Italia, qui appartient en Europe à la grande famille de la liberté et de la démocratie, et qui a la majorité relative au Parlement européen: le Parti populaire européen. D'ailleurs, lors de son dernier congrès, à Berlin, l'an passé, le PPE a rédigé un manifeste pour l'Europe auquel j'ai travaillé: ce manifeste, j'en ai d'ailleurs fait le manifeste de Forza Italia et de mon gouvernement.

Pensez-vous que des pays européens comme le Royaume-Uni puissent demain se substituer comme moteurs de l'Europe?

Je ne peux pas penser que cela soit possible, parce que l'Italie ne peut pas se passer de l'Europe, et l'Europe ne peut pas se passer de l'Italie.

Mais parle-t-on de la même Europe?

Ce n'est pas la question d'une Europe comme ceci ou comme cela. Mais il faut savoir de “quelle Europe” on parle. Je considère comme un devoir d'ouvrir l'Europe aux pays que deux totalitarismes, le nazisme et le communisme, ont tenus éloignés pendant un demi-siècle. En regardant plus loin, je suis sûr qu'un jour l'Europe s'ouvrira aussi à la Fédération russe.

L'euro, comme monnaie, est la représentation d'une économie. Et, si on ne veut pas que l'euro se dévalue par rapport au dollar, il faut développer et rendre plus compétitive l'économie européenne. Je pense que l'Europe doit abandonner certaines mauvaises politiques qui sont celles des Etats socialistes, qui ont en commun une forte tradition étatique dans l'économie, c'est-à-dire de dépenses publiques élevées et de taxations toujours plus importantes. Il faut donc changer cela si on veut relancer l'économie. L'Europe que je regarde est une Europe du libre marché, une Europe de la compétition. C'est aussi l'Europe d'un grand principe, celui de la subsidiarité. Il faut lui donner les pouvoirs qu'elle exercera mieux que chaque Etat. On lui a déjà donné celui de battre monnaie, ce qui est un pouvoir régalien.

Faut-il s'arrêter là?

Nous devrons garantir que l'Union européenne soit capable d'agir d'une seule voix, avec le poids politique qui lui revient sur les différents échiquiers internationaux, et qu'elle puisse contribuer à garantir, dans un cadre de collaboration et d'entente avec nos alliés, en particulier américains, la stabilité et la paix dans les zones de crise.

Comment s'opérera le transfert des compétences?

Personne ne peut dire aujourd'hui comment se fera cette harmonisation, ce passage de pouvoirs. Le processus d'intégration est un processus dynamique, auquel devront participer toutes les institutions européennes et nationales, le Parlement européen, les gouvernements, la Commission, les Parlements nationaux et les citoyens d'Europe, les hommes et les femmes de culture, les entreprises...

J'espère pouvoir faire signer un deuxième traité de Rome. Le premier, en 1957, a marqué la naissance de l'Europe; et j'espère pouvoir faire naître à la fin de 2003 la nouvelle Europe. Trouvez-vous que ce soit un programme d'eurosceptique?

Catherine Tasca, notre ministre de la Culture, a déclaré qu'elle ne voulait pas vous rencontrer au Salon du livre. Est-ce qu'il faut interpréter ça comme le signe d'une brouille diplomatique entre la France et l'Italie ou pas?

Je n'accorde aucune importance à cet événement. J'ai souri, comme je le fais habituellement quand je me trouve devant ce que je considère comme une boutade. C'est tout. J'ai d'excellentes relations avec votre président de la République, avec lequel j'ai très bien travaillé lors du G8, à Gênes, et lors de nombreux conseils européens. On s'est rencontré à Périgueux, avec M. Jospin également, qui a dit des choses très aimables sur l'Italie et sur son amitié pour les Italiens. “On dit que j'ai placé dans certaines institutions culturelles des gens proches de moi. Un nom, s'il vous plaît, un nom!”

Cette position est donc isolée?

Quelques personnes désinformées se sont trompées. C'est plutôt de la gauche italienne que viennent ces informations. Je connais des gens qui donnent des informations exactement contraires à ce qui se passe en Italie. On dit que j'ai placé dans certaines institutions culturelles des gens proches de moi. Un nom, s'il vous plaît, un nom!

Vous voulez parler du cinéma, qui vient d'être réorganisé...

Le ministre de la Culture, et non moi, a nommé, dans le respect de ses compétences, Franco Barnabe à la Biennale de Venise. Ce n'est pas un ami à moi, et certainement pas un homme du centre droit.

En Italie, 85% de la presse est de gauche, la télévision publique est aussi dans les mains d'une gauche très partisane, qui l'a utilisée d'une manière incroyable contre nous - et contre moi en particulier pendant la campagne électorale. A un moment donné, la télévision publique a commencé à faire des émissions contre moi en m'accusant de tous les maux. En deux mois, je suis tombé, dans l'opinion publique, de 64% à 47%. Cela ne m'a pas empêché de gagner les élections, où j'ai obtenu 49,8% des voix. Immédiatement après, la confiance des Italiens est remontée à son niveau initial; et maintenant ma cote de confiance est à 68%, soit deux Italiens sur trois. Jamais dans l'histoire de la République, un ministre n'avait atteint ce score. En ce qui concerne ma coalition, nous sommes à 55,5%, alors que la gauche, l'Ulivo, reste à 28%.

Quand vous avez été élu, on avait annoncé que vous alliez créer une fondation ou céder vos sociétés à vos enfants pour régler d'éventuels conflits d'intérêts entre vos entreprises de médias et vos responsabilités de chef d'Etat. Pourquoi ne l'avez-vous pas fait?

Avant tout, il faut demander à la gauche pourquoi, étant au pouvoir pendant cinq ans, elle n'a pas présenté de loi sur le conflit d'intérêts, comme nous l'avions demandé. On avait présenté un premier texte en 1994, approuvé à l'unanimité par la Chambre des députés, et qui a dormi dans un tiroir pendant cinq ans. Le but était, en fait, d'utiliser cet argument contre moi dans la campagne électorale. J'ai fait la promesse de présenter un projet de loi dans les cent premiers jours suivant mon élection. J'ai tenu ma promesse, et le texte a été approuvé par le Conseil des ministres et présenté au Parlement. Il est en discussion devant la commission de la Chambre des députés. Je respecterai la loi qui sortira du Parlement.

Est-ce à dire que, si la loi implique que vous confiez vos intérêts à une fondation, vous le ferez?

Le projet vise à mettre en place une autorité qui contrôle tous les actes du chef du gouvernement et de ses ministres afin de dénoncer tout ce qui peut être contraire à l'intérêt public. Depuis mon départ de mes entreprises, j'ai pu compter sur des enfants capables de continuer seuls ce que j'ai fondé. Quand il y a eu des intérêts en jeu, j'ai toujours décidé contre l'intérêt de mon groupe.

Pourquoi avez-vous décidé de privatiser la RAI?

Ce projet est dans notre programme; il prévoit qu'une chaîne doit rester publique et que deux autres soient privatisées.

Le contrôle des médias n'est pas le seul grief qu'on vous fasse, celui de la magistrature en est un autre.

En France, on ne comprend pas ce qui s'est passé en Italie à partir de 1992. Des juges que le Parti communiste a infiltrés dans la magistrature ont effacé de la vie politique les partis qui avaient gouverné l'Italie pendant un demi-siècle. Des partis démocratiques comme la Démocratie chrétienne, le Parti socialiste, le Parti social-démocrate, le Parti libéral et le Parti républicain n'ont pas eu la possibilité de se présenter aux élections de 1994. Tous les protagonistes ont depuis disparu de la vie politique. Une certaine magistrature n'a donc visé que ces cinq partis, en épargnant le Parti communiste et les partis de gauche, auxquels elle a ouvert la voie du pouvoir. Et c'est pour cela que moi qui aurais pu me contenter de rester chef d'entreprise, et qui avais tellement de choses à faire pour développer mon groupe, j'ai pris mes responsabilités pour ne pas abandonner mon pays à un destin antidémocratique, étouffant et non libéral, et que j'ai formé un nouveau parti politique.

Après ma première victoire aux élections, la magistrature a commencé à m'attaquer. De quoi effrayer mes alliés et me retrouver pendant sept ans le seul leader de l'opposition. Maintenant, nous avons pris la responsabilité de changer l'Italie car nous avons cinq années devant nous et une large et solide majorité. Mais cette partie de la magistrature, qu'on appelle la “gauche judiciaire et justicialiste” italienne, est revenue à l'attaque et essaie encore une fois de m'effacer, de m'éliminer de la vie politique. Elle n'y a pas réussi. Sur les faits qui étaient ceux de 1994, j'ai été acquitté en appel pour “ne pas avoir commis les faits”. Et, alors que tout ça a couvert des pages et des pages des journaux du monde entier en 1994, il n'y a eu après cet acquittement que quelques petits articles isolés.

Faut-il encadrer, voire limiter le pouvoir des médias ou celui des magistrats?

Nous n'avons pas l'intention de les limiter. Parmi les réformes que nous nous sommes engagés à faire devant les électeurs italiens, il y a celles de l'administration publique, des institutions, de l'école, de la sécurité, du Code fiscal et du système judiciaire. Mais cette dernière ne se fera pas contre la magistrature.

Quel conseil donneriez-vous à Jacques Chirac?

Aucun. Jacques Chirac est un homme politique capable, sage, avec beaucoup d'expérience. Il n'a pas besoin de mes conseils. De plus, toutes les situations sont différentes; chaque pays rencontre des problèmes et des adversaires différents. La politique est devenue de plus en plus méchante.

Que voulez-vous dire?

En Italie, la politique pratiquée par la gauche repose sur la diffamation des adversaires et la transformation de la réalité. Ils ont reçu de bonnes, ou plutôt de mauvaises leçons d'experts américains. La campagne électorale de l'an passé a été très différente de celle de 1994. Chaque jour, il y avait une accusation nouvelle. A ce propos, je voudrais vous rappeler une anecdote. Quand il était en campagne, Lindon Johnson a dit un jour à son responsable de la communication: “Faites circuler la nouvelle que mon adversaire fait l'amour avec une poule.” Et celui-ci a répondu: “Mais ce n'est pas vrai!” “Bien sûr, mais il devra aller à la télévision pour expliquer que ce n'est pas vrai.” Il était donc difficile pour moi de parler de mon programme, et j'ai dû faire une campagne d'affichage.

Vous ne pouviez donc pas vous faire entendre dans les médias.

La télévision publique est entièrement aux mains de la gauche. Dans la télévision privée, deux chaînes sur trois penchent à gauche. Certes, la télévision privée n'est pas partisane, elle ne pratique pas la diffamation, mais elle n'a jamais attaqué la gauche! Et, en plus, il y a une loi qui encadre la publicité à la télévision, et personne n'en parle.

M. Jacques Attali a affirmé: “Aujourd'hui, M. Berlusconi, après avoir remporté les élections à travers ses télévisions... - ce qui est exactement le contraire -, veut s'emparer de la télévision publique.” Mais, dans les émissions politiques sur les chaînes publiques, mon parti, qui était soutenu par 35% des électeurs, ne dispose que d'un temps d'antenne de 4%. Au même titre que les vingt-cinq autres partis politiques. Cette disposition a été prise contre nous, et plus exactement contre moi.

Pourquoi, quand un responsable change de poste dans l'audiovisuel, et dans les médias en général, on vous accuse d'en être à l'origine?

S'il y a des changements à la RAI, c'est parce que le conseil d'administration de la télévision publique termine son mandat - comme la loi le prévoit - le 17 février prochain. Nous avions la possibilité de modifier le conseil d'administration de la télévision publique quand nous avons obtenu la majorité. Il suffisait de faire une petite loi, comme c'était la tradition en Italie.

La tradition en Italie voulait également que les administrateurs de la télévision publique démissionnent lorsqu'un gouvernement changeait. Eux sont restés accrochés à leur siège, et nous, on n'a rien fait pour les remplacer.

Pourquoi avoir été si magnanimes puisque, de toute manière, on vous accuse...?

Vous avez peut-être raison. D'ailleurs, mes alliés se sont posé la question. Mais j'ai réfléchi, et je suis tellement sûr de ma coalition et de réaliser pendant cinq ans ce que j'ai promis aux Italiens que ces derniers comprendront ma politique. Le consensus actuel me donne raison. Personne ne pourra dire en Italie que nous avons exercé des pressions ou déplacé des gens qui ne devaient pas l'être.

 

Mitt. Domenico Manaresi - via Gubellini, 6 - 40141 Bologna - tel&fax 051-6233923 – e-mail: bon4084@iperbole.bologna.it

 

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