NEMO PROFETA IN PATRIA

  di Francesco Borzini  

L’hanno chiamato il Kennedy sovietico ed in occidente ha ricevuto attestati di stima costanti ed autorevoli. Ha vinto trionfalmente il Premio Nobel per la pace, ma ha visto nella sua terra, la propria popolarità scendere, fino a rasentare la più generalizzata e avvilente disistima. Ultimo Presidente dell’URSS e suo liquidatore, è stato vittima di un golpe militare, da cui l’ha salvato quello stesso Boris Eltsin, che poi l’avrebbe politicamente annichilito, liberandosene come di un ferro vecchio.

Solo ora, a distanza di anni, il delfino di Eltsin, Vladimir Putin, che come tradizione russa vuole, ha liquidato il suo predecessore, gli ha reso omaggio, come ad un padre della patria.

Questi pochi flash, basterebbero a delineare la drammatica intensità della storia di questo personaggio, passato in pochi anni da capo del Cremino, a testimonial pubblicitario di “Pizza Hut”, dopo aver vergato a chiare lettere il proprio nome, nel libro dei pochi, grandi personaggi, che da soli sono stati in grado di cambiare il corso della storia.

Succeduto a Yuri Andropov (il presidente, già capo del kgb, che l’astuto Kissinger accusò di essere il mandante dell’attentato al Papa, seguendo la contestabilissima “pista bulgara”), si insediò al Cremlino nel marzo del 1983, con la volontà di portare aria nuova in un Paese che iniziava, già da qualche anno, a scricchiolare pericolosamente.

Iniziò, così, il nuovo corso della Perestrojka (ristrutturazione), fondata sui due pilastri della Glasnost (trasparenza) e della Uskorenie (accelerazione economica).

Gorbaciov capì che i mali del sistema sovietico, avrebbero portato ben presto il gigante dai piedi d’argilla, a crollare impietosamente e tentò, per quanto possibile,di porvi rimedio, sulla scia di una spinta riformista, che tentava di imporsi già dagli anni’70.

Cercò di combattere con veemenza l’inefficienza del sistema produttivo sovietico (che ignorava quasi del tutto la legge della domanda e si concentrava sulla grande produzione industriale, e sui grandi investimenti, a detrimento dei consumi,della qualità dei prodotti e del benessere della popolazione).

L’economia sovietica, guidata dal potere centrale, corrotto e inefficiente, si trovò, fin dalla fine degli anni ’70, a vivere una endemica situazione di “scarsità” di beni di consumo, che i governi socialisti, tentarono di arginare con l’importazione dei prodotti occidentali, confidando, a torto, di colmare il pauroso disavanzo, con l’esportazione della tecnologia sovietica.

Gorbaciov ereditò, quindi, un’economia allo sbando, con disavanzi paurosi nella bilancia commerciale con l’occidente, un debito pubblico da “brividi”, un sistema burocratico che guidava l’economia in modo corrotto ed inefficiente ed una popolazione demotivata e affamata.

Non si può dire, poi, che il povero Mikhajl, sia stato, in seguito, baciato dalla buona sorte, considerando che l’occupazione dell’Afghanistan (il Vietnam sovietico), il disastro di Chernobyl del 1986 e il terremoto dell’Armenia del 1988, contribuirono a rendere la situazione finanziaria e sociale, ancora più disastrosa.

Le riforme di Gorbaciov, poi, furono osteggiate dalla corrotta burocrazia sovietica, che vedeva nella Glasnost un pericolo mortale per i suoi continui ladrocini e dai dittatori dei Paesi satellite (Jaruzelskj in Polonia , Ceausescu in Romania ed Honecker nella RDT furono tra i più acerrimi avversari del nuovo corso).

Gorbj fu poi protagonista anche di iniziative, che si rivelarono dei clamorosi autogol, come la scelta di vietare l’uso della vodka, per sradicare la piaga dell’alcoolismo, che riuscì a creare solo un fiorente mercato nero e una perdita notevole degli introiti fiscali.

Dal 1989 la situazione iniziò a precipitare, i nazionalismi nelle repubbliche sovietiche iniziarono ad alzare la testa mentre la voglia di democrazia diventava sempre più veemente, tanto che in quell’anno Gorbaciov introdusse un Parlamento elettivo e approvò le libere elezioni in Ungheria e Polonia.

L’Impero Sovietico era, però, ormai sfaldato ed ogni Paese dell’est europeo, iniziava ad agire a modo suo, indipendentemente dalla volontà dell’URSS (tanto che qualcuno parlò, dopo la dottrina Breznev, della creazione di una dottrina Sinatra del “My way”).

Di lì a poco i regimi socialisti sarebbe caduti uno ad uno, l’Urss si sarebbe trasformata in CSI, per poi sfaldarsi in decine di stati etnici, e il sogno di Gorbaciov, di un nuovo socialismo, compatibile con le democrazia, avrebbe lasciato spazio al liberismo senza freni (in cui la legge della domanda viene confusa con la legge del più forte), corrotto fino al midollo e diseguale fino all’assurdo, dei suoi successori.