Intervista a Padre Michele Piccirillo, archeologo dei francescani di Terra Santa

 

“Terrorista è chi perde, eroe chi vince”

   

di Arnaldo Casali

Padre Michele Piccirillo, francescano di Gerusalemme e archeologo dei francescani di Terra Santa, è il diretto testimone della dura esperienza della guerra tra palestinesi e israeliani; monsignor Vincenzo Paglia lo ha voluto a Terni per la veglia di Pentecoste per  parlare della situazione in quella terra martoriata, per raccontare le sensazioni di chi vive ogni giorno in prima linea la guerra, la violenza e la vendetta, della triste realtà della lotta fratricida e della speranza di una pace vera e duratura. “Una guerra per la quale ogni giorno s’invoca lo spirito di pace, perché possa scendere su quanti ancora vivono lontani dalla pace, animati da sentimenti di odio e di vendetta”.

L’assedio alla basilica della Natività è stato simbolico di quanto sia diventata grave la situazione in Medio Oriente. E’ stato anche un segno di solidarietà, e quindi di speranza?

  “Il fatto che i frati siano restati nel convento malgrado le pressioni ha salvato sia la basilica che i palestinesi. C’è stata la volontà di non lasciare la Chiesa, coscienti che restando avrebbero aiutato la situazione, assistendo chi era dentro, dando da mangiare, aiutando a seppellire i morti e a curare i feriti. Padre Ibrahim è riuscito a conquistare la fiducia sia dei palestinesi che degli israeliani, che hanno permesso che lui portasse gli assediati fuori della chiesa uno alla volta”

 Si dibatte ancora su come vadano definiti questi palestinesi: combattenti o terroristi.

  “La storia ci insegna che chi perde è un terrorista e chi vince è un salvatore della patria. I carbonari che cos’erano? Terroristi o grandi eroi che hanno fatto l’Italia facendo saltare un po’ di gente? La verità è che è la mentalità di guerra che bisognerebbe cambiare. Certo, se anche i diplomatici facessero il loro mestiere senza aspettare che la gente si sgozzi le cose starebbero meglio”

In molti hanno accostato il terrorismo dei palestinesi a quello islamico e a quello delle nuove Brigate Rosse.

  “La parola terrorismo io non la uso proprio. Ci sono molti modi di uccidere la gente. Un professore americano, prendendo la definizione di terrorismo che danno le forze armate americane, ha dimostrato che i primi terroristi al mondo sono proprio gli Stati Uniti. Bisogna cercare le cause delle tragedie che avvengono nelle ingiustizie e non creare facili contrapposizioni. E’ ovvio poi che come cristiano non amo né Garibaldi né quelli che chiamiamo terroristi. Se fossimo coerenti dobbiamo rifiutare qualsiasi forma di violenza”.

Ma è davvero possibile reagire sempre con la non violenza alle ingiustizie?

  “Non è facile. Mi viene i mente “Le chiavi del regno” di Gronin, che parla di un missionario che predica queste belle cose, quando però gli mettono assedio sotto assedio la missione ad un certo punto prende una tanica di benzina e fa saltare un cannone con tutti quelli che ci stanno intorno. Ma c’è chi, come san Francesco e Gandhi, ha avuto il coraggio di andare fino in fondo. Ma è necessario attuare un cambiamento radicale dall’interno. Prendere coscienza che anche i nemici sono uomini e non incarnazione del male. In arabo e in ebraico per dire uomo c’è una bella definizione molto significativa ‘figlio di Adamo’

  Quale è il futuro per la pace in Medioriente?

  “Ci vuole una forza di interposizione internazionale: bisogna ricreare un clima di fiducia reciproca che è stata massacrata in questi ultimi tempi. Poi con il dialogo forse un giorno si riuscirà a ritrovare la pace. D’altra parte  la gente, sia da una parte che dall’altra vuole la pace. Ma ci vorrà del tempo. L’odio tra popoli non si supera in un giorno”.

  Alla chiesa della natività cosa resterà di quest’esperienza?

  “Nulla. Anche se spero che venga colta l’occasione per fare i lavori di restauro di cui la basilica ha bisogno”

 

 

 

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