di
Arnaldo Casali
La
battaglia sul Referendum è stata condotta in modo scorretto da entrambe le
parti in causa.
Sono
stati usati canali di comunicazione in modo improprio: i quotidiani da organi
di informazione si sono trasformati in strumenti di propaganda, le chiese da
luoghi di preghiera in palchi da comizio.
L’arma
dell’astensione, che nessuno si era sognato di mettere in discussione ai tempi
dell’articolo 18 e dell’Elettrosmog, all’improvviso è diventata irresponsabile,
immorale, illegale. Si è fatto a gara a criminalizzarsi e a delegittimarsi a vicenda, si sono
giocate le olimpiadi dell’intolleranza e del conformismo, con i politici tutti
lì a domandarsi quale sarebbe stato il carro del vincitore su cui saltare.
Meglio di tutti ha fatto Berlusconi, che ha aspettato i risultati per esprimere
la propria posizione, anche se c’è chi dice che Ruini gli aveva raccomandato di
non dire che si sarebbe astenuto, per evitare un ondata di sì.
All’indomani
del esito delle consultazioni si capisce ancora meglio che i poveri embrioni,
in tutta questa storia, non c’entravano proprio nulla, che dietro al Referendum
sulla fecondazione assistita ci sono solo manovre politiche: Berlusconi sta
trovando il modo di vincere le elezioni che sembravano già perse, trasformando
il centro destra in una nuova Democrazia cristiana. Il centro sinistra tra
trovando il modo di perdere le elezioni che sembravano già vinte, dimostrando
di rappresentare forse le élite intellettuali del paese, ma certo non quel
popolo in nome del quale ha la presunzione di continuare a parlare, e che
vorrebbe “educare” a furia di diktat e slogan che niente hanno da invidiare a
quelli di Berlusconi, se non la maggiore incisività ed efficacia.
Rutelli,
invece, sta trovando il modo di riconquistare la guida del partito cattolico
con cui non ha mai avuto niente a che fare ma che come un bambino che si è
affezionato al giocattolo (con cui non sa giocare) non vuole assolutamente
riconsegnare a Prodi.
Ruini,
infine, sta dimostrando che la posta in
gioco di tutta questa guerra non era la vita di futuri bambini, ma il potere
temporale della Chiesa cattolica.
La
battaglia contro il referendum, sul fronte del no (lo possiamo chiamare così
adesso che non c’è il rischio che qualcuno vada a votare?) è stata condotta in
modo scorretto e incoerente. Scorretto perché la Chiesa non può e non deve
avere ingerenze nella politica. D’altra parte, dai tempi della scomunica dei
comunisti, non era più successo che i vescovi dessero indicazioni di voto
nemmeno ai tempi del referendum sull’aborto. E’ un’operazione vigliacca fare
leva su un’appartenenza religiosa per raggiungere obiettivi politici, tanto più
quando questa operazione viene fatta per difendere una legge, ma non per
condannare una guerra come quella in Iraq. E’ incoerente invitare la gente ad
“astenersi” dall’andare a votare ad un referendum, ma non dall’andare in
guerra. E’ stata anche una battaglia incoerente, perché non si può mescolare
etica e opportunismo, dire “non facciamo ricerca sugli embrioni perché la vita
è sacra” e allo stesso tempo dire “non facciamo ricerca sugli embrioni perché
tanto non serve a niente”. Non si possono organizzare conferenze con scienziati
e studiosi e poi sostenere che non bisogna votare perché tanto la legge è
troppo complicata e non siamo noi a dovercene occupare. Non si può parlare di
“astensione attiva” sapendo che dobbiamo la vittoria in gran parte a chi di
queste cose semplicemente se ne è fregato. Gli stessi manifesti del Comitato
scienza e vita erano una summa di incoerenza: “Informati, così non andrai a
votare”.
Se
ho già deciso che non vado a votare è inutile che mi informo. Se invece mi
informo, se permetti, lo faccio per decidere con la mia coscienza cosa fare.
Ma
se la posta in gioco è davvero così alta, se si tratta di tutelare la vita, di
dimostrare che un bambino non è un prodotto da comprare al supermercato, se
davvero il fine – quando il fine è la vita – giustifica i mezzi, possiamo
accettare tutto. La legge doveva restare, e abbiamo fatto di tutto per farla
restare. Dobbiamo essere coscienti, però, della scorrettezza, dell’incoerenza,
e dei pericoli che con questo atteggiamento ci siamo portati dietro.
Adesso
che la legge è salva, però, se davvero era a quei poveri bambini dentro una
provetta che pensavamo, dovremmo solo tacere. Abbiamo raggiunto il nostro scopo
di salvaguardare la vita? Che motivo c’è di continuare a polemizzare, se è
quella che ci interessa.
Posso
capire “gli altri”, quelli che sono rimasti scottati e che adesso si stracciano
le vesti. Ma noi no, dovremmo solo tacere.
Il
trionfalismo della Cei, con un eufemismo lo potremmo definire “fuori luogo” .
Martedì
14 l’Avvenire se ne è uscito con un titolo da “Manifesto”: un gigantesco
“74,1%” con il commento: “L’Italia adulta ha votato”. E poi, giù, con un numero
intero che non era altro che uno sfottò ai fautori del sì: una pagina intera
con le copertine dei giornali che avevano sponsorizzato il Referendum, un'altra
pagina intera solo per dire ai Ds “Ve l’avevamo detto”.
E
non è ancora finita: il giorno dopo, ancora una lunga lista di
“articoli-stecca” con titoli che non farebbero onore nemmeno a “Libero” e un
corsivo di Tommaso Gomez che è una vera e propria ‘lista nera’ dei vip che si
erano schierati a favore del Referendum. Chissà, forse ad uso degli
organizzatori dei prossimi eventi-spettacolo del Vaticano.
Probabilmente
l’intento di Ruini, oggi, è lo stesso che aveva Berlusconi nel 1994, quando,
non avendo più il partito socialista di Craxi che si occupava dei suoi affari,
decise di scendere in campo personalmente. Così oggi la Chiesa italiana, che
non ha più la Democrazia cristiana che difende i suoi interessi, scende in
campo ‘personalmente’, senza filtro, con i suoi più alti rappresentanti: il
Papa e il presidente della Conferenza episcopale. Una cosa che non era mai
successa, nemmeno in occasione della più clamorosa ingerenza della Chiesa nella
politica italiana: l’operazione Sturzo, nel ’52.
Ma è questa è la nostra Chiesa? E io che ero ancora convinto che compito del Papa, dei cardinali, dei preti, dei cattolici, fosse indicare dei valori alle coscienze. Io che credevo che la Chiesa dovesse fare profezia, non politica. E invece qui non solo siamo caduti nella politica, ma ci siamo abbassati al più becero battibecco partitico. Stiamo dimostrando non ci interessa la vita, non ci interessa la maternità, ci interessa solo dimostrare che in Italia comandiamo ancora noi.
(da Rocca
– luglio 2005)
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